“GIOVANI, ALLA LARGA!”, ovvero SPAZIO AI GIOVANI

22mag09

E’ mancata a Bologna, negli ultimi anni, qualsiasi forma intelligente di intervento a favore della creazione di spazi sociali intesi come luoghi di aggregazione. Il bilancio dell’amministrazione uscente, targata Sergio Cofferati, porta sul groppone anche la chiusura di due importanti esperienze giovanili cittadine: il Livello 57 e il Link Project. Alcuni accordi, sempre in nome della legalità (questo è stato il filo rosso che ha caratterizzato questo mandato – lavavetri, degrado, proibizionismo, coprifuoco, spazi pubblici vietati alle manifestazioni, etc) hanno portato a trasferimenti di altre realtà, poiché occupavano spazi privati. Una gestione che può essere paragonata a un qualcosa che sta a metà tra il padrone di casa (o padrone della città) e il gendarme che ti sculaccia, ti processa, ti punisce. Questo è il riassunto in breve di quelle che possiamo chiamare politiche pubbliche per gli spazi di aggregazione giovanile in città. Bisogna considerare che la delega “ai giovani” è stata mantenuta dal sindaco fino al 2008, quando fu deciso di aggiungerla ad un’assessora, la quale è stata solo in grado (a detta sua) di fare un censimento dell’esistente. In pratica in cinque anni di governo cittadino, per i primi quattro anni si chiude, si punisce, si desertifica, e nell’anno finale si assume qualcuno che stili il nuovo elenco di ciò che è rimasto.
Costruire percorsi culturali e sociali in ambito giovanile è un’attività molto complessa e delicata. Ci vogliono anni di sperimentazione perché un modello possa prendere piede e funzionare coinvolgendo un gran numero di utenti. E’ molto facile puntare una pistola e gridare “tutti fuori di qui”, e lasciarsi dietro il nulla. Un’amministrazione comunale non può essere il nemico da cui difendersi. Non è possibile in ambito locale attivare dinamiche di antagonismo tra i diversi attori in un settore come questo. E’ assurdo trattare con i centri sociali usando il manganello. Se si è degli incapaci, nonostante si è stati eletti dal popolo alla carica più alta della città, bisognerebbe avere l’accortezza di tacere o lasciar fare a chi in qualche modo ha dedicato la sua vita al funzionamento di iniziative e progetti in tale ambito. Invece no, si è preferito il polso duro con alcuni e la viscida delazione e connivenza con le forze dell’ordine per annullare in pochi minuti esperienze irripetibili.
Livello 57 chiuso per spaccio. Link Project chiuso per spaccio. Nel primo caso l’accerchiamento che il centro sociale ha subìto è stato vergognoso. Come da copione, si presenta l’esercito all’improvviso e attiva lo sgombero, facendo in modo che il loro avvocato, presente in loco, venisse arrestato per possesso di stupefacenti ritrovati sul pavimento sotto la sua finestra. Neanche la fantasia di Andrea Pazienza è riuscita a dipingere una situazione così imbarazzante di fronte agli occhi di tutti. Nel secondo caso, durante un inizio serata, con pochissime persone presenti, un giovane si sente male. In ospedale gli verrà estorta una confessione di acquisto all’interno del Link Project di sostanze stupefacenti non identificate. Risultato: fine dell’esperienza Link.
Per la memoria collettiva è giusto ricordare anche l’esperienza unica del periferico Ca.Cu.Bo., ovvero una serie di impianti di refrigerazione industriale inutilizzati da tempo, che settimanalmente venivano adibiti a location per un evento che coinvolgeva migliaia di giovani. Anche lì scattarono i sigilli a causa di una ragazza che si sentì male “per aver bevuto da una bottiglietta trovata lì per caso”. Un luogo che per mesi è riuscito a costruire un network nazionale che vedeva arrivare in città frotte di persone per partecipare a quell’esperienza, è stato demolito affinchè non potesse più essere riutilizzato. Pur di evitare di occuparmi ancora di questo luogo, lo demolisco. Diabolico direi.
Questa la lungimiranza e l’approccio degli ultimi anni di amministrazione pubblica locale. Questa la famosa intelligenza, tolleranza e apertura della rossa Emilia. Di rosso, secondo me, a questo sindaco uscente sono rimaste solo le mutandine che indossa a capodanno, sperando che lo festeggi poco rumorosamente, con poco alcol e a letto presto come il suo pargolo.
Il coraggio di tenersi la delega alle politiche giovanili, tra l’altro denominata “Pace e politiche giovanili” affinché la presa in giro diventasse totale, sarà materia di studio psicanalitico nei prossimi tempi: infondo l’irrisolto problema del padre/padrone in quale altro ambito andrebbe risolto?
E’ nauseante ricordare ogni volta che i giovani sono il futuro, che i giovani rappresentano l’investimento più significativo che si possa fare, che i giovani sono gli eredi di ciò che è stata la nostra idea di società. Per questo i giovani devono avere la possibilità di creare, sperimentare, confrontarsi, osare, disobbedire, costruire. Per fare tutto questo c’è bisogno di spazio. Fisico e mentale. In entrambe le declinazioni lo spazio è stato arginato, laddove non disintegrato. L’amministrazione pubblica non può nascondersi dietro il dito mozzato della mancanza di fondi, perché per molte azioni non c’è bisogno di denaro. E l’amministrazione non può nemmeno continuare a progettare senza il coinvolgimento diretto di esperienze giovanili significative.
Vivere la città come organismo è quello che mi hanno insegnato da quando ho iniziato le elementari in Emilia. Ad esempio è da sconsiderati non tener presente che alla chiusura di grandi e coinvolgenti spazi come quelli che ho citato prima, non corrisponda una reazione in città tale da mettere a disagio la gestione degli spazi rimanenti. Cito l’esempio del Cassero – gay lesbian center – il quale in poco tempo si è ritrovato, durante l’amministrazione Cofferati, ad essere l’unico spazio sociale aperto dentro le mura. E quindi a diventare punto di riferimento per chiunque, ovvero anche per quelle persone che non hanno scelto di andarci, ma ci vanno per via dell’effetto oasi nel deserto. Questo ha creato notevoli disagi al Cassero, in termini di gestione della sicurezza, di accoglienza di un pubblico privo di rispetto nei confronti delle persone omosessuali, e soprattutto di totale assenza delle istituzioni su questo fronte. L’unica figura pubblica con cui il Cassero si è ritrovato a fare i conti regolarmente è il gendarme di turno che arriva a comunicare che c’è troppa gente o troppo casino. Fine. Secondo la logica cittadina di gestione degli spazi sociali potremmo aspettare la fine dell’esperienza Cassero al primo utilizzo esagerato di droghe del primo arrivato. E ventisette anni di esperienza collettiva vanno a farsi friggere. Vogliamo parlare poi delle persone che si riversano al Pratello? Dove pensano possano andare i giovani, anche solo a bighellonare (perché i posti attrezzati a fare dell’altro sono stati addirittura demoliti)? Troppo vociare, troppe bottiglie rotte, troppa droga. I proprietari delle case acquistate anni fa con due lire, ora si sentono cittadini promossi ad un buon livello di borghesia rispettabile, quindi la zona dedita storicamente al trascorrere tempo per strada diventa la zona in cui bisogna rispettare il riposo degli altri. Chi ha assecondato questa trasformazione di quella via? Con quale idea organica della città?
C’è un problema di fondo, e coincide con il saper leggere le esigenze di un’intera generazione. Trovo scandalosa la distanza che c’è tra il linguaggio della politica e quello delle nuove generazioni. Il divario è talmente grande che l’unica cosa significativa che l’amministrazione locale riesce a fare è delegare all’Università l’analisi di questo stesso divario. Se uno spazio aggregativo contiene al suo interno nuovi linguaggi e il suo interlocutore col manganello non li capisce, il finale è prevedibile. Se i giovani vanno indirizzati verso percorsi sani, quali sono gli strumenti messi in campo per comunicare con loro? Il signor Giuseppe Paruolo, assessore alla sanità e alla comunicazione, è riuscito a spendere denaro pubblico per una campagna (nel mese di agosto) sulla prevenzione hiv, che consisteva in un manifesto che riportava un preservativo in una scatola poggiato su una spiaggia con la scritta proteggetevi. Evitando accuratamente l’utilizzo esplicito della parola “preservativo”, nonostante le associazioni con cui si era consultato premessero per un messaggio più diretto. Risultato: qualche giorno in una città vuota, un manifesto, che doveva parlare soprattutto ai giovani, si è confuso tra le pubblicità delle creme abbronzanti. Intanto il 25 maggio 2009, sul fronte accademico, sarà l’Università di Modena e di Reggio Emilia a interrogarsi sul rapporto tra “Danza, Neuroscienze, transmedialità”. Il buon senso consiglierebbe all’amministrazione locale una via di mezzo tra questi due modi pubblici di parlare ai giovani. Ricordiamoci che i giovani sono in grado di sviluppare idee e mettere in piedi progetti concreti capaci di scardinare il normale corso della nostra confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-società.



10 Responses to ““GIOVANI, ALLA LARGA!”, ovvero SPAZIO AI GIOVANI”

  1. LEGGENDO E RILEGGENDO QUESTA SCRITTURA, HO FATICATO A TRATTENERE UNA LACRIMUCCIA…
    … HAI PERFETTAMENTE RIASSUNTO QUELLA CHE è STATA LA VITA SOCIALE DEGLI ULTIMI 5 ANNI A BOLOGNA….PURTROPPO MALEDETTAMENTE IN DECLINO…
    …CHE RICORDI IL LINK, IL LIVELLO 57, LE STREET RAVE PARADE, O SEMPLICEMENTE BERE UNA BIRRA IN PIAZZA VERDI IN TUTTA TRANQUILLITà ANCHE NELLE TARDE ORE…

    MA COME è POSSIBILE SEPPELLIRE DELLE GRANDISSIME REALTà SOCIALI COME QUELLE CITATE, SOLO PERCHè DEI RAGAZZI SI SONO SENTITI MALE PER AVER ESAGERATO, MA SENZA ESSERE STATI COSTRETTI DA NESSUNO…CHE COLPA HA IL CA.CU.BO SULL’EPISODIO DELLA BOTTIGLIA RITROVATA PER CASO E INGERITA DALLA RAGAZZA? ..NON RIESCO PROPRIO A CAPIRE…….
    …ALLORA MI CHIEDO, PERCHè NON CHIUDERE ANCHE LO STADIO, DOVE HO VISTO SNIFFARE ANCHE LE LINEE DELL’AREA DI RIGORE?

    FARE DEGLI INTERVENTI MIRATI?…DIALOGARE?…CONFRONTARSI?
    …MA NOOO! SI Fà PRIMA A FARE DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO…DEMOLIAMO TUTTO!

    LO SPACCIO E LE DROGHE SONO UNA COSA MALEDETTAMENTE BRUTTA, PURTROPPO SI TROVANO OVUNQUE, MA NON SI COMBATTONO A MANGANELLATE O CHIUDENDO GLI SPAZI PUBBLICI, METTENDO IN MEZZO ANCHE CHI SI STA SEMPLICEMENTE DIVERTENDO SERENAMENTE, E SOPRATTUTTO CHI Dà TUTTO SE STESSO PER ORGANIZZARE DELLE SITUAZIONI DI SOCIALIZZAZIONE DI INFINITO RISPETTO.

    ULTIMO ESEMPIO, FRESCO DI REPRESSIONE… BARTLEBY, CHE Fà MENO CASINO DEL BAR SOTTO CASA MIA, E CHE A MIO PARERE è UN OTTIMO LABORATORIO DI AUTONOMA CREAZIONE DI ARTE, CULTURA E SAPERI…MA NEMMENO QUESTO è ANDATO GIù ALLA “FANTASTICA” AMMINISTRAZIONE…

    CHE RIDERE POI QUANDO SENTO CHE IL CASSERO DISTURBA IL QUARTIERE…MA…NO COMMENT.

    …GRAZIE AL PROIBIZIONISMO PER ORA CI RESTANO SOLO RICORDI…
    IL PROIBIZIONISMO UCCIDE….
    ….MA CAMBIARE è POSSIBILE…E FORSE QUESTA è LA VOLTA BUONA!

    CIAO BRUNO…

    ONLY.

    • 2 kid

      tutto più che condivisibile anche se qualche assente illustre c’è: perchè non si fa il minimo accenno all’xm24? alle sorti dell’atlantide? ai 9 sgomberi e al corteo nazionale contro cofferati e le sue politiche del Laboratorio Crash? e lo sgombero degli universitari del Bartleby? Sono tutti luoghi di aggregazioni giovanile e produzione culturale che in questi anni di difficile deserto bolognese ce l’hanno messa tutta a dare una svolta alla città. Non vorrei fare facile ironia ma leggendo l’articolo l’avrei titolato “ex-Giovani, alla larga” visto che le generazioni del 2000 in poi neanche vi sono accennate… ;-)

  2. CIAO KID!
    RISPONDO AL TUO COMMENTO, PERCHè SECONDO ME è SOTTINTESO CHE SI è DALLA PARTE DI TUTTI COLORO CHE HANNO CONTRIBUITO ALLO SOCIALITà DI QUESTA CITTà, ANKE SE NN SONO STATI MESSI IN CAUSA IN QUESTA SCRITTURA (A PARTE IL RECENTE BARTLEBY CHE HO CMQ CITATO NEL MIO COMMENTO).
    …I POSTI IN CITTà LI CONOSCIAMO TUTTI, QUINDI, A MIO PARERE BASTA CITARNE ANCHE SOLO UNO DEL GENERE, DA PRENDERE COME ESEMPIO PER TUTTI…
    E CMQ CREDO CHE BRUNO SIA STATO MOLTO CHIARO IN QUESTO ARTICOLO A PARLARE DEL PERIODO CHE COMPRENDE GLI ULTIMI CINQUE ANNI DI AMMINISTRAZIONE.

    A PRESTO.

  3. é difficile non condividere per grandi linee la tua analisi. Ma per progettare la reazione bisogna essere accurati nell’analisi. Quindi occorre fare alcune precisazioni, innanzitutto sul Link: quello “spazzato via” dalla giunta Cofferati non era il Link project ma il Link associated. La distinzione non è solo terminologica perchè contiene un altro snodo storico di quel’esperienza. Un capitolo si era già chiuso, e le pesanti conseguenze erano visibili nel brusco cambio di politica di quello spazio, adattatosi ad una progettualità più vicina al Cocoricò che a un centro di produzione culturale “off”. Era davanti agli occhi di tutti e sulle bocche di tutti, impossibile non raccontarlo. Anche perchè gli stessi protagonisti di quell’esperienza in più puntate hanno reso visibile quella degenerazione nelle colonne di piombo della cronaca locale, insultandosi a vicenda e gridando: “Il link è morto”. L’epilogo è la storia di un’amministrazione vigliacca, che non è in grado di richiamare i propri interlocutori alle proprie responsabilità (perchè di responsabilità ce n’erano, eccome) e preferisce percorrere invece le scorciatoie della gendarmeria. Gravissimo, su questo Bruno hai perfettamente ragione.

    Ulteriore capitolo: il Link riapre, era scritto nei giorni scorsi sulla cronaca locale. Non si sa quando, ma i sigilli sono rotti, mancano solo le ultime formalità. Perchè riapre? per un motivo, principalmente: perchè è stato dotato di un circuito di videosorveglianza, la condizione sine qua non che i gestori hanno sottoscritto per far sì che lo spazio riaprisse. Ecco, io non credo sia rintracciabile alcuna continuità tra il Link project e un’enorme disco in periferia sorvegliata da occhi elettronici che lavorano al servizio del gendarme. Lo dico con estrema serenità, senza voglia di denunciare alcunchè. Ma con l’auspicio che tutti si converga nel constatare che, tracciando i bilanci, ci troveremo con un club in più e un centro sociale in meno. Ammesso che sia corretto parlare ancora di centri sociali, ma questa è un’altra storia.

    Passiamo al Ca.cu.bo: anche in quel caso l’epilogo, per rispetto all’evidenza di fatti, va diviso in due fasi. La prima è una frattura interna: il collettivo, nato con una mission di recupero “culturale” di spazi dismessi, iniziò a polarizzarsi su due fronti. Il primo dei due si accordò con le istituzioni per lasciare la struttura, che tra l’altro serenamente avevano detto di voler occupare a tempo determinato. Il lavoro di questo gruppo – diventato Planimetrie Culturali – ha portato avanti ECCELLENTI esperienze di recupero “culturale”, dai sottopassaggi di via Ugo Bassi al recentissimo Scalo di via San Donato, di cui ha parlato giorni fa il Corriere di Bologna. Rimase nei capannoni il gruppo dei “raver” (una parte, perchè alcuni seguirono Planimetrie Culturali) che continuarono a occupare ostinatamente lo spazio. Che, va detto, era di un privato, e non del Comune. E il privato – che aveva tacitamente acconsentito a quell’esperienza fino a quel momento – quando la situazione iniziò a lievitare in dimensione cominciò ad avere il legittimo terrore che ci scappasse il morto. Non tanto per le bottigliette, quanto per le lamiere, le carcasse di animali (era un’ex magazzino di carne), i liquami.

    Tutto questo non per sollevare l’amministrazione comunale delle responsabilità che tu gli riconosci, Bruno. Piuttosto per spiegare, quanto meno, perchè mentre queste cose succedevano nessuno è sceso in strada o ha fatto le barricate. Nessuno, insomma, ci metteva la faccia.

    L’anticofferatismo – come l’antiberlusconismo – può essere un’efficace terapia. Ma dal guado si esce quando, preso atto del drammatico bilancio, si cerca di dar forma a un progetto organico di città, sinergico e sostenibile, che tenga presente le istanze degli altri, anche quelle più distanti, perchè è nel comporre questi equilibri che si esercita l’arte di amministrare. Io per esempio ancora non mi spiego perchè “quelli della notte” oltre che di spazi non parlino di mobilità (prima ancora che di telecamere). Perchè un’idea concreta di mobilità pubblica – sostenibile e democratica – potrebbe davvero rivoluzionare il modo di vivere la nostra città. Di giorno e di notte.

    • Ciao a tutti, quà si parla di giovani..? Ci sono ancora a Bologna..? Quelli che erano sempre in giro.? quelli che portano nelle citta’ vita ed arte..? quelli che sanno colorare il cemento..? quelli che riciclano, che riusano e non sprecano..?
      IRONICAMENTE IRONICO. E’ SOLO CHE I VECCHI VIVONO DI RICORDI AD OCCHI CHIUSI E NON SI ACCORGONO DELLE EVOLUZIONI, E DICO VECCHI NON ANZIANI.
      Coffi e’ vecchio, Guglielmi e’ vecchio, il capo della polizia si chiama Manganelli..? vecchio pure lui. E con sindaco cultura e sicurezza di sto’ tipo che ci si aspetta più dalla sala nursey culturale d’Italia..?

      “L’anticofferatismo – come l’antiberlusconismo – può essere un’efficace terapia. Ma dal guado si esce quando, preso atto del drammatico bilancio, si cerca di dar forma a un progetto organico di città, sinergico e sostenibile, che tenga presente le istanze degli altri, anche quelle più distanti, perchè è nel comporre questi equilibri che si esercita l’arte di amministrare. Io per esempio ancora non mi spiego perchè “quelli della notte” oltre che di spazi non parlino di mobilità (prima ancora che di telecamere). Perchè un’idea concreta di mobilità pubblica – sostenibile e democratica – potrebbe davvero rivoluzionare il modo di vivere la nostra città. Di giorno e di notte.”

      Io penso che sia l’anticofferatismo come l’antiberlusconismo siano solo tempo ed energie sprecate. Se prendiamo l’esempio dei politici che non avendo niente di intelligente da proporre, si tirano mar.. un con l’altro, rischiamo di diventare come loro, e altri come noi, e altri come loro e ancora altri come noi che siamo diventati come loro.ì, tutta una grande merd.. Italia.
      Volevo rispondere alla domanda del perchè quelli della notte non parlino di mobilità..?
      rispondo dicendo che ci pensiamo e forse più di chi trova il modo di fare soldi sui giovani togliendogli patenti e cagate varie che incideranno anche sui loro lavori e stipendi. ecco un link: http://my.zero.eu/mariagraziacanu/propongo/evento/4076,arriva-il-bus-della-notte-a-bologna . Magari i “vecchi” facessero questi pensieri e non quelli di dormire, fare penichella, dormire ancora, mangiare e poi a letto bestemmiando contro chi ha voglia di vivere ancora.

      Sono stato tra i bonificatori dell’ex macello portando alla vita il progetto “Cantiere Culturale Bolognese”, una cittadella culturale giovanile autogestita risorta da macerie urbane abbandonate e senza nessun aiuto economico, (questo era per noi prima di divenire un raccoglitore di ibride fattanze da zombie), abbiamo fatto un gruppo, pensato che ricilare spazi dismessi potrà e dovrà diventare un progetto condiviso dalla città ed un modo di continuare a mantenere piccole autogestioni culturali senza scontri e lotte antiche di anni. Bisogna muoverci, urlare i nostri sentimenti e togliere l’ora di religione per parlare di diritti sociali in classe. allora forse, capiranno. Passando ad Associazione continuiamo a tenere botta, ora quà ora là, ma non finiremo mai di reclamare la mancanza di spazi giovanili e di aggregazione sociale. Il terrore, l’allarmismo ed il costante bombardamento drammatico televisivo, generano paura e chi meglio della paura comanda gli uomini..?
      Siamo ancora al lavoro, sudando ma con soddisfazioni di chi poi frequenta gli spazi bonificati traendone qualsiasi tipo di input.
      Detto ciò, rimango convito che in una città sempre stata un passo avanti a tutte in Italia, Bologna, la paura del nuovo limiti la crescita generale e crea depressione.
      werther

  4. GIOVANI. CENTRI E SPAZI, LA REGIONE CI METTE UN MILIONE

    BANDO PER SOGGETTI PUBBLICI E PRIVATI

    (DIRE) Bologna, 26 mag. – Nuovi contributi regionali per
    attivita’ a favore di adolescenti e giovani e per lo sviluppo e
    la qualificazione di centri e spazi di aggregazione. La Giunta
    regionale ha approvato il bando che concedera’ 1 milione di euro
    per adeguamenti strutturali e dotazioni strumentali e 500 mila
    euro per le attivita’ di aggregazione rivolte a preadolescenti,
    adolescenti e giovani. Secondo l’assessore alla Promozione delle
    politiche educative per l’infanzia e l’adolescenza di viale Aldo
    Moro, Anna Maria Dapporto, “la tradizionale sensibilita’ espressa
    nella nostra Regione nell’ambito delle politiche di welfare ha
    consentito di sviluppare, anche a favore degli adolescenti e dei
    giovani, un patrimonio di servizi e di esperienze di grande
    valore”. La legge del 2008 in materia, poi, “ha consentito di
    operare un salto di qualita’, offrendo per la prima volta un
    quadro normativo unitario degli interventi, al quale ora diamo
    concretezza con lo stanziamento di nuove risorse economiche”.

    Attraverso il bando per l’assegnazione di contributi, la
    Regione intende riconoscere, accanto al ruolo degli enti locali
    impegnati nel settore, il ruolo dei soggetti privati e del
    privato sociale. Due le scadenze previste dal bando per la
    presentazione delle domande: 20 luglio 2009, per i progetti di
    valenza regionale o territoriale relative alle attivita’ rivolte
    ad adolescenti e giovani (beneficiari i soggetti privati); 30
    ottobre 2009 per i progetti di valenza territoriale relativi a
    ristrutturazione, adeguamento e dotazioni strumentali e
    tecnologiche per spazi e centri di aggregazione (beneficiari gli
    enti locali e le loro forme associative).

  5. 7 Ander

    non solo grandi centri sociali nel mirino, ma anche piccole realtà come il sesto senso e finanche le attività commerciali giudicate “pericolose” come bar e relativi dehor

    più in generale è l’ottusità di pensare che il famigerato degrado si combatte con la politica del “chiudere” e non con quella del “responsabilizzare”

  6. 8 Luca

    Parlare di spazi dopo cinque anni di giunta Cofferati a Bologna è come fare il censimento delle delle strutture abitabili dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Al di là degli interessi personali credo che ciò che debba contraddistinguere l’azione di un’amministrazione progressista nel rapporto con certe realtà sia quello di dotarsi di strumenti utili di confronto e dibattito permanenti, dove misurare l’effettiva potenzialità delle proposte che le varie forme associative ed aggregative cittadine possono portare. La città e le sue esigenze sono in continua evoluzione e di conseguenza anche l’uso degli spazi può subire dei cambiamenti. Per questo, nel riattivare l’esperienza del Link dopo due anni di chiusura, abbiamo pensato di ridefinirne il progetto sulla base di un confronto con altre esperienze. Confronto che contiamo di mantenere aperto in maniera permanente. Certo, come ha detto Vincenzo, abbiamo dovuto far fronte a determinate richieste con un notevole dispendio di risorse. Ma di certo non per farci una discoteca di periferia. Il trasferimento del Link, visto alla luce di quello che è successo, è stato il risultato di diversi errori molti dei quali anche nostri. Il principale è stato quello di non aver preteso subito una situazione che riproducesse al 100% ciò che era stato sperimentato in via Fioravanti, ovvero la presenza di laboratori e redazioni. Per il futuro mi auguro che si possa arrivare a forme di confronto produttive con le istituzioni e che le forme di creatività cittadine trovino modo di esprimersi negli spazi esistenti e che in questo senso ne nascano dei nuovi. Purtoppo la notizia della chiusura del Sesto Senso non è certo ben augurante.

  7. Leggo ora casualmente questo post.
    Il manifesto anti-aids di cui parla il post fu concordato, nei testi e nella grafica, insieme alle associazioni, in una riunione tenuta nel mese di luglio. E’ vero che, per cause indipendenti sia da me che dalle associazioni, la redazione grafica impiegò del tempo a redigerlo nei termini decisi insieme, e quindi perdemmo alcuni giorni utili (di luglio) per l’affissione. Il ritardo è stato il lato negativo. Positivo invece il confronto con le associazioni e il fatto di avere insieme messo a punto un messaggio efficace, rispettoso di vari punti di vista e per nulla reticente. Peccato sentir citare l’episodio in modo del tutto irrispettoso della verità.
    Saluti, Giuseppe Paruolo

  8. Caro Assessore Paruolo, in effetti non dici delle bugie perché il manifesto è stato condiviso con le associazioni le quali, pur di far uscire una campagna insieme al Comune, hanno accettato una serie di limitazioni rispetto alle intenzioni iniziali e soprattutto alle possibilità che avrebbe potuto avere una campagna pubblica ben fatta sul piano epidemiologico.
    Da un punto di vista politico penso che il manifesto sia stato un passo in avanti nella direzione giusta, fermo restando il fatto che c’è ancora moltissimo lavoro da fare per arrivare a dei messaggi davvero chiari e non reticenti in materia di malattie a trasmissione sessuale (MTS).
    La mia opinione cambia, e non solo la mia a quanto mi risulta, se la mettiamo sul piano epidemiologico. Se ricordi l’idea iniziale prendeva le mosse dalla volontà di una campagna schietta, da far uscire prima dell’estate per ovvie ragioni “ormonali”, per così dire. E’ arrivata una campagna che, fra un ritardo e l’altro nella discussione, spesso più ideologica che altro, è uscita in piena estate ed al massimo è stata vista da qualche persona anziana a passeggio per la periferia di Bologna nelle ore di minor calura, non certo da frotte di giovanotti in partenza per le vacanze com’era nelle intenzioni iniziali.
    In ogni caso, pur non volendo nascondermi dietro ad un dito, preferisco valorizzare l’aspetto positivo e il passo in avanti compiuto dal Comune che è passato dalla campagna TVTB, sulla quale glissiamo, a questa di ambientazione estiva in collaborazione con le associazioni. Siamo sicuramente indietro anni luce rispetto alle campagne del nord Europa (quelle si, veramente non reticenti: cfr.: http://www.aids.at/index.php?id=38#Engel), ma è stato fatto uno sforzo per migliorare.
    Speriamo di poter continuare il percorso intrapreso e che con la nuova amministrazione Del Bono ci siano concrete possibilità di migliorare le azioni di prevenzione del Comune di Bologna.
    Saluti.
    Sandro Mattioli
    Arcigay Il Cassero


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