Berlino Duemilaotto

05Feb08

L’ho ritrovata densa, operosa e ricca. Dal mio primo passaggio in questa capitale ad oggi sono visibilmente cambiate moltissime cose. Dagli aspetti più esteriori allo spirito che anima i suoi abitanti. Ovunque poso lo sguardo è possibile rincorrere ricordi e constatare come tutto sia vivo e in continua mutazione. Ho provato a considerare tutto ciò ovvio e normale, ma un paragone si impone ogni volta al mio pensiero: quello con la città dove vivo, dove ho scelto di vivere. Troppo dirompente e scontato contrapporre il divenire all’immobilismo, il contemporaneo al medioevo (non solo artistico), l’innovazione alla tradizione, la tolleranza al pregiudizio, il network all’isolamento, l’internazionalità al provincialismo. In un quotidiano fatto di connessioni sempre più sofisticate mi è facile scorgere come la partecipazione risulta essere incoraggiata. Circa il venti per cento delle persone che fruiscono di video via internet finisce per partecipare alla costruzione di contenuti. E così immagino la “vita” in una capitale come questa: un’alta percentuale di persone che vivono qui finisce per contribuire attivamente alla costruzione delle forme e dei contenuti di questa città. E in tal modo la cittadinanza sembra proiettarsi verso la più contemporanea definizione ovvero quella di rendere familiari degli estranei. Se l’uno per cento degli internauti pubblica on line propri materiali, allo stesso modo i consumatori (così vengono considerati e definiti i cittadini dell’occidente) si trasformano in produttori se viene data loro la possibilità. Ed è proprio questo ventaglio di possibilità che monopolizza l’attenzione di chi attraversa questa metropoli, anche solo per la prima volta. Nell’occidente industrializzato e avanzato possiamo scorgere una democrazia ancora viva solo laddove l’universo delle opportunità è reso intelligibile e condiviso. Quando lo spazio pubblico non teme di confrontarsi ed aprirsi agli interessi e alle proposte del privato, vuol dire che siamo di fronte ad una sintonia che permette di orchestrare con tutti gli strumenti a disposizione la migliore esecuzione possibile.
Senza una regolare esperienza di terreno coltivato in comune, è difficile essere una società.

Alta partecipazione significa anche precipitare nella banalità.

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2 Responses to “Berlino Duemilaotto”

  1. 1 Ciociollo

    L’ultima volta che son volato via da Berlino era ottobre 2006, mi ero promesso di darmi tre anni di tempo per provare a trasferirmi in questa città se non avessi concluso niente di costruttivo in Italia. Son passati un anno e mezzo e sono messo male con il lavoro, la saluta l’amore la famiglia e chi più ne ha più ne metta. Solo che non so parlare bene né l’inglese e né il tedesco!


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