PAPAGIRLS

23Dic08

Santissimo Padre,

mi chiamo Samantha, ho 29 anni e vivo a Bologna. Fino a qualche anno fa venivo etichettata dai media italiani come uno dei papaboys. Ebbene si, fino all’anno 2000 avevo ancora il mio pisellino. Ma Le anticipo subito che non usavo quello per le mie preghiere e per i miei pellegrinaggi. Avevo il berrettino inneggiante il raduno. Eravamo tantissimi. Giocavamo insieme, cantavamo e dedicavamo molto tempo alla preghiera. Qualche anno dopo, così come Lei ha seguito la vocazione, o come la chiamano altri “la chiamata”, anch’io ho vissuto qualcosa di simile: non sarei mai stata felice se avessi dovuto continuare a vivere con l’inadeguatezza di quel corpo, che seppur dono divino e naturale, bisogna ammettere che di errori ne ha palesati parecchi nel corso dei secoli dei secoli. Non c’è molto da stupirsi quando il progresso medico scientifico permette di migliorare un corpo che, per esempio, prima non poteva camminare bene. Adeguare il proprio corpo a quel che ciascun individuo percepisce di essere e di voler vivere è una grande emancipazione, possibile solo da pochi decenni. Ci siamo lasciati alle spalle atroci sofferenze e inutili schiavitù fisiche. Nei paesi più avanzati questo tipo di intervento è offerto al cittadino con tutti gli strumenti del caso che permettono di valutare consapevolmente l’impatto che avrà sull’intera persona, sia da un punto di vista fisico che da un punto di vista psichico.
Dopo l’intervento posso dire con sicurezza di aver migliorato la mia condizione: sono più felice, appagata, serena, sicura. I medici mi hanno tenuta sotto osservazione e continuano a rassicurarmi sul fatto che tutto è andato per il meglio. Ma un aspetto continua a restare irrisolto, ed è il mio rapporto con Lei. Ho appreso dai giornali del Suo anatema contro le persone che come me affrontano una transizione di genere. Volevo testimoniarLe che la mia fede è rimasta intatta, nessun bisturi e nessun indumento sono riusciti a interferire con quello che è il mio essere religiosa. Davvero non riesco a comprendere questo Suo violento accanimento contro una fedelissima praticante e sostenitrice della buona novella.
Pensi che per questo Natale ero intenzionata a mettere insieme la prima formazione di papagirls, e mostrare a Lei e al mondo quanto fervore caritatevole può nascondersi dietro quell’immagine falsata dai media e dall’opinione pubblica in generale. La prima uscita prevedeva la distribuzione gratuita di cibo ai senza fissa dimora e una fiaccolata di fronte alla chiesa di San Petronio. Non posso credere che Lei preferisca destinarci un futuro di oscurità, pentimento e autocommiserazione. Non posso credere che la chiesa possa schiacciare con una semplice parola, a mio avviso pronunciata d’impulso, tante vite pronte a sascrificarsi per gli altri e contribuire alla realizzazione di un mondo migliore. Attenderò, insieme a molte persone che vivono un’esperienza simile alla mia, una spiegazione, un cenno, magari delle scuse. In caso contrario, radunerò comunque le pecorelle in questione e agiremo senza la guida di un pastore.

Le auguro un sereno Natale.

Maurizio Cecconi, Bruno Pompa e Vincenzo Branà vi augurano buone feste con questo laico libello che potete scaricare liberamente. Buona lettura.

tacco1

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