MOLESKINE AGENDA

17Gen09

Avevo acquistato una Moleskine agenda formato grande, quelle con una pagina intera a righe per ogni giorno. L’obiettivo era tornare a scrivere in forma di diario e soprattutto farlo con una penna. Dopo due settimane posso constatare che il mio proposito è ancora lì che aspetta. Lo schermo del computer ha avuto la meglio e la ormai sudicia tastiera continua a ripassare le mie impronte. Leggo ovunque che la carta è in declino. Una buona notizia per gli alberi. Una cattiva notizia per la scrittura. Pubblicare online i propri scritti significa innanzitutto farsi leggere da navigatori assuefatti dall’informazione e in cerca di qualcosa che puoi sperare di avergli dato se sei riuscito a catturare la loro attenzione nei primi trenta secondi. Si può riuscire a far questo in modo vincente se si fa un buon uso del design e dell’ipertesto. Ed ecco che non stiamo più parlando di scrittura tradizionale. Siamo di fronte a qualcosa che può essere considerata una nuova lingua. La lingua cyber. Si, quella cibernetica, quella che ha bisogno di macchine per essere rappresentata, ricordata, corretta e divulgata. E questa lingua non è fatta solo di parole, questa lingua è visceralmente connessa alle immagini. Siano esse semplici didascalie, che accattivanti font. Tutto parla. Punteggiatura. Spazi. Lunghezza degli scritti. E tutto di fretta. Non posso certo trattenere la mia attenzione su qualcosa di così evanescente come la rete, non sono di fronte a Shakespeare. Sono qui a vagliare se il modulo che mi ritrovo davanti agli occhi corrisponde al prezioso documento solitamente gratuito che accresce il mio sapere dell’infinitesima tacca di cui avevo or ora bisogno. E poi da una rete così grande e fitta mi aspetto degli approfondimenti. Leggo, mi incuriosisco. Trovo uno spunto, et voilà con un click sono subito a verificare notizie, allargare temi e orizzonti. Per cui la scrittura in questa lingua è tutta un’altra cosa. Scrivo e devo essere capace di capire cosa voleva sapere da me il lettore e quale curiosità gli ho scatenato. Più che scrivere un testo devo essere in grado di costruire un percorso di lettura. Lo scrittore dev’essere quindi un grande navigatore. Deve avere il dono della sintesi e far in modo che i link del percorso siano ben impostati e intelligibili. Deve essere in grado di “titolare” qua e là la sua scrittura. Le pagine di carta che sfogliamo in sequenza ora sono diventate una mappa. Per cui scrivere si traduce spesso nel piazzare una significativa ed attraente segnaletica su questa mappa.
Provate ad immaginare di avere tra le mani un libro giallo, ve lo gustate passo passo fino alla soluzione finale, concendendo allo scrittore la fiducia nel suo saper costruire storie e nel trasformarvi in detective. La stessa cosa non può accadere online. Nessun lettore darebbe fiducia allo scrittore di fronte a un fiume di testo solo per vivere la suspense. Il lettore online vuole subito la soluzione del giallo scritta a caratteri cubitali all’inizio. Poi un piccolo sommario per i particolari piccanti e infine una veloce scorsa al testo per vedere se qualche dialogo è ben scritto. L’intera storia non la leggerà mai. Si fa fatica a leggere su uno schermo. E se attribuissimo a tutta la scrittura online la stessa credibilità saremmo perennemente immersi in un mare di spazzatura. Grandi case editrici e grandi giornali mantengono un certo livello di autorità anche online. Ma siamo appunto ancora nella fase in cui ci si chiede se i soldi si fanno con la carta o con internet. La risposta reale non arriverà prima di dieci anni. Nel frattempo online tutti sono a caccia di questa credibilità. Fino a qualche tempo fa leggere online significava sfogliare una brochure dopo l’altra. E dopo un po’ si aveva la nausea da scrittura aziendale. Oggi in rete si sta facendo strada una scrittura più personalizzata, tutta volta a conquistare la fiducia e la credibilità nei lettori. Certo, l’aspetto delle pagine conta ancora molto, ma si intravede una possibilità di nuova vita per il testo. Non ci si può certo bloccare alla prima impressione se quello che si è trovato nel sito è qualcosa che ci ha interessati. La conquista del lettore è un’attività molto creativa in rete. E non si basa più sulle stesse antiche tecniche usate dalle librerie. La personalità e l’unicità degli scritti devono essere sempre e subito evidenti. Farsi conoscere e riconoscere è molto difficile, ma resta l’unico modo per allacciare un rapporto con qualcuno in rete. E questo nuovo ambito della scrittura non ha sicuramente dei rigidi controllori che vigilano sulla correttezza nell’uso della lingua, anzi ci si può permettere di tutto: neologismi, parole straniere, nuove variazioni della grammatica. Se questo aiuta a trasmettere un messaggio, nessuno scrittore si farebbe mai degli scrupoli. L’importante è risultare credibili e pertinenti. Se invece si pubblicano refusi, l’impressione che si avrà di questo scrittore è comunque quella del distratto o dell’ignorante. E’ bene ricordare che online l’interazione con chi legge è immediata, per cui bisogna essere pronti ed aperti a ogni tipo di confronto. Non so se è questa nuova sfida che mi ha fatto tenere la Moleskine agenda ancora intatta. Per il momento, qui,  ho solo scritto di scrivere.

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