MY DESKTOP (3)

21Gen09

Ed eccomi di nuovo alle prese con la sistemazione del caos che si è creato sulla mia scrivania negli ultimi tempi. Proverò a spulciare tra il materiale presente e riportare qui di seguito alcuni passaggi interessanti o semplici descrizioni di prodotti meritevoli di attenzione.

– Imprese Sociali. Scelte individuali e interessi comuni. A cura di Vittorio Pelligra. Bruno Mondadori. 2008. 208 pagg. 19 EUR.

– Costruire la propria vita. Ulrich Beck. Il Mulino. 2008. 158 pagg. 9 EUR.

Le istituzioni culturali transalpine non smebrano risentire affatto degli effetti della crisi. Anzi, per i francesi sembrano addirittura diventate un ottimo antidoto contro la recessione: toglieteci tutto ma non la cultura. Mentre ad un forum ad Avignone duecentocinquanta esperti discutono di come la cultura può essere un fattore di crescita, il consumo degli ultimi due mesi rileva dati confortanti. I francesi spendono mediamente 1.025 euro l’anno per mostre, teatro, cinema, musica e libri e nei sondaggi dichiarano di volerli superare. L’Opera di Parigi ha un tasso di occupazione della sala di oltre il 90%, la discussa mostra di Jeff Koons a Versailles ha atirato già duecentomila visistatori in due mesi, Picasso al Grand Palais ne fa cinquemila al giorno. Una bella lezione dalla Francia, comme d’habitude..
[Léna Lutaud – Le FIgaro – 17 gennaio 2008]

– il nuovo Master 24 – gestione e strategia d’impresa – le competenze manageriali – l’arte di comunicare e public speaking (dvd + libro + web) il sole 24 ore. 12,90 EUR (1^ uscita di 20)

A rivederlo oggi, questo raro clip di Warhol sembra un pò banale, ci si aspetterebbe qualcosa di realmente avanguardistico da uno dei padri della Pop Art. Hello Again – dove compare l’artista stesso nei panni del barman e altri personaggi del mondo della moda e della trasgressione newyorkese – fa un largo uso del chromakey, con interventi di animazione e di lettering. Una sequenza in uno sgranato b/n di due che si baciano non può non ricordare il suo film Kiss. Il clip è tra l’altro preceduto da un prologo dove alcuni giovani vengono intervistati da un conduttore tv a proposito di sesso e violenza. Warhol – autore anche di Movie per Loredana Bertè e Misfit per i Curiosity Killed The Cat – si riteneva in ogni caso soddisfatto del lavoro. Sempre nei diari, nello stesso periodo, annotava: “l’hanno ritrasmesso ed è ancora buono. Non riesco a credere che sia stato fatto proprio da noi. Mi è difficile accettare che dopo questo mai nessuno ci abbia più chiesto di fare video”. Un duro colpo per uno che nutriva una smodata passione per il genere e per il luccicante mondo di MTV.
USA, 1984, 4’30”, musica: The Cars, regia: Andy Warhol e Don Munroe, fonte YOUTUBE.
[recensito su Alias da Bruno di Marino,  29 novembre 2008]

– Il lancio del nano, e altri esercizi di filosofia minima. Armando Massarenti. Guanda. 2006.186 pagg. 12 EUR.

Vivie, una ragazza moderna, spensierata ma retta, scopre che la madre deve la sua ricchezza ai proventi di varie case di malaffare sparse in tutto il continente europeo. Ne è inorridita e ha un vivace scontro con lei: ma la signora Warren le dimostra che non lei  con la sua “professione” ma la società, con la sua morale fatta di compromessi e di ipocrisie, è la responsabile di certi mali: non è con il punire le vittime che è possibile correggerli. Vivie comprende la logica della madre, ma non può continuare a vivere con lei una volta appurato che non intende ritirarsi dalla sua redditizia attività. Le dice addio, decisa a vivere del suo lavoro di impiegata  e indipendente da lei.
La Professione della Signora Warren (1894) commedia di G. B. Shaw.
[tratto da La nuova Enciclopedia della Letteratura – Garzanti]

Chi volesse disporre di una guida ragionata al ’68, senza però sobbarcarsi l’onere di decifrare quanto di storia e quanto di memoria c’è dentro, potrà utilmente consultare “il Sessantotto. Una breve storia“, di Marica Tolomelli (Carocci, pp.141, 12,50 EUR). Storica che non ha vissuto quegli eventi perché non era ancora nata, Tolomelli si trova ad affrontare un problema sul quale, non a caso, glissano molti degli storici ch einvece l’hanno vissuto in prima persona, cioè quello di dover delimitare l’oggetto del proprio studio, sia in senso spaziale che temporale. Lasciando al lettore il piacere di scoprire e giudicare da sé la soluzione argomentata dall’autrice, segnaliamo qui i capitoli dedicati alla transizione del ’68 “da evento a oggetto di studio”, dove Tolomelli non solo ripercorre le diverse interpretazioni che ne sono state date allo scoccare di ogni decennio, ma si sofferma anche sul dibattito più recente intorno ai suoi effetti di medio-lungo periodo. In questo quarantennale sono state tuttavia molte le pubblicazioni che ripercorrono le vicende di quel movimento. In primo luogo va segnalata la ripubblicazione del volume di Luisa Passerini “Autoritratto di gruppo” (Giunti, collana Astra Pocket, 5,90 EUR)
[il Manifesto – 17 giugno 2008]

www.bookchannel.it è un nuovo canale interamente dedicato ai libri, disponibile gratuitamente su internet. Una televisione che si guarda sullo schermo del computer e che, al posto della pubblicità e del telegiornale manda in onda i booktrailers e “Leggendario”, la trasmissione tv sui librie sul piacere di acquistarli, nata dall’esperienza degli autori della trasmissione di Sky 848 e per iniziativa della Femento Film. Si tratta di una tv tematica che non parla di tutto a tutti ma che si rivolge solo a lettori appassionati e professionisti del mondo lavorativo interessati ai libri, andando incontro a un pubblico che chiede contenuti qualificati, aggiornamento, intrattenimento ad alto valore formativo. Una televisione che utilizza contemporaneamente la trasmissione in streaming e la modalità on demand, affiancando alla programmazione tradizionale di una normale tv, offrendo quindi la possibilità di crearsi un palinsesto personalizzato. Quello del libro è un mercato sempre in movimento: in Italia si vendono circa 100 milioni di copie e si stampano sette nuovi titoli al giorno. Negli ultimi anni sono nati i booktrailers, i libri on-line, gli audiolibri, gli e-book, è esplosa una sterminata produzione saggistica dedicata ai nuovi media, è fiorita una nuova letteratura ispirata ai linguaggi delle ultime tecnologie. A dispetto di tutte le previsioni apocalittiche i libri non sono scomparsi ma hanno incontrato i nuovi mezzi di comunicazione.
[Alberto Caerlo – il Manifesto 12 luglio 2008]

Il 21 settembre 1888 Friedrich Nietzsche arrivò a Torino, fuggendo l’Engadina in preda all’alluvione. Era la seconda volta che giungeva nell’antica capitale sabauda: ma questa volta essa lo affascinò completamente. L’aria fresca, tersa, limpida, le foglie dorate e brune degli alberi, il fondale già bianco delle montagne: gli piaceva di vivere in mezzo ai colori di un Claude Lorrain infinitamente prolungato. C’era nell’aria un benessere quieto ed etereo. Il pomeriggio passeggiava lungo i viali alberati sul Po, che l’autunno aveva appena sfiorato. Amava le strade dritte e larghe, la bellezza delle grandi piazze, gli edifici regolari, la profondità quieta del silenzio. Gli pareva che Torino fosse costruita apposta per lui. Era la città dell’autunno: Dioniso, il suo dio, era il dio dell’autunno; e qui le venditrici gli offrivano meravigliosa uva di tutti i colori. Non sapeva ancora che sarebbe stato il suo ultimo, tragico autunno (Lettere da Torino, a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Vivetta Vivarelli, Adelphi, pagg. 272, 15 EUR).
[Piero Citati – La Repubblica 12 luglio 2008]

Scrivere di situazionisti su una rivista d’arte è blasfemo. Come esporre un drago in un rettilario o vendere carne di unicorno in una macelleria. L’arte situazionista non è arte. E’ politica. E’ un tentativo disperato e collettivo di esistere. I situazionisti si posero “la domanda su come impiegare la vita”. E risposero: “Con la rivendicazione del suo pieno impiego con il gioco, con la creazione ininterrotta, con la realizzazione dell’arte”. Fu un assalto al tempo e allo spazio edificati dal capitalismo. Eterogenei tra loro come i motivi di un frattale, funestati da scissioni continue, espulsioni di massa e imitazioni più o meno riuscite, i situazionisti rappresentano ancora oggi il filo – forse l’unico – che collega l’Ottocento al Duemila: Marx, Nietzsche e Oscar Wilde a Internet. Riuscirono ad essere sempre assolutamente moderni. Disperatamente moderni. L’Internazionale situazionista nasce il 28 luglio 1957 a Cosio d’Arroscia, Imperia, da tre genitori almeno: il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista di Asger Jorn, l’Internazionale lettrista di Guy Debord e il Comitato psicogeografico di Londra di Ralph Rumney. Il primo assalto fu lanciato il 14 aprile 1958 all’Assemblea generale dei critici d’arte di Bruxelles: “Non avete più niente da dire. L’Internazionale situazionista non lascerà alcuno spazio per voi. Vi faremo morire di fame”. Erano in anticipo di almeno dieci anni. Nel 1966 diedero dell’imbecille a Jean-Paul Sartre che aveva difeso l’Urss sul “Nouvel Observateur“. Nel 1967 due testi fondamentali: La società dello spettacolo di Guy Debord e La rivoluzione del quotidiano di Raoul Vaneigem. Quando il Sessantotto arrivò, i situazionisti gli regalarono le parole, la grafica e le pratiche di lotta. Poi, nel 1972, si autodissolsero, inghiottiti dall’integralismo montante. Sopravvivono in clandestinità, quasi sempre come caricature (senza di loro, per esempio, il Punk non sarebbe mai nato), ma abitano ovunque.
[Giacomo Papi – Art e Dossier – maggio 2008]

Questa sono io nei panni di Eva/Adolf Braun/Hitler…
FS: E quest’altra chi è: tua moglie, Miss Jackie?
Noo…potrebbe, ma sono io, dopo ti spiego. L’idea era questa: Hitler non è veramente morto a Berlino. Uccide Eva lasciando il suo cadavere nel bunker assediato, in fiamme. Poi, travestito da Eva, scappa in America, si trova un lavoro in un condominio a Chicago, come addetto alla caldaia e lì si rintana. Ma siccome è roso dal senso di colpa per averla uccisa, va avanti a travestirsi da Eva. E’ una drag, vive come una donna, ma pur travestendosi non riesce a tagliarsi i baffetti, perché sono il totem del suo potere. Ho fatto un video in cui Eva/Adolf è sorpresa nel suo rifugio, va su tutte le furie e caccia in malo modo gli intrusi. Miss Jackie era scioccata dalla mia “hitlerizzazione”. Un altro video a cui sto lavorando vede persone piene di piercing impegnate in una scopata selvaggia. Sto usando una telecamera particolare, che riprende a raggi X. Quello che alla fine si vedrà saranno le ossa, gli anelli di metallo, i piercing e naturalmente i movimenti. La pelle e i muscoli no, però. Mi chiedo se anche questa sarà considerata pornografia…
[Francesco Scarpelli intervista Genesis P. Orridge – tratto da Intervista, estate 1999]

E’ probabile che l’unica parola che possa definire l’opera di Kurt Vonnegut jr., nato a Indianapolis l’11 novembre 1922 da una famiglia di architetti di origine tedesca, progettisti e costruttori delle città, laureato in biochimica, arruolato nella guerra contro Hitler, scampato al bombardamento di Dresda, studioso di antropologia a Chicago, cronista e scrittore a tempo perso, impiegato alla General Electric Company, autore di fantascienza dal 1952, romanziere, narratore, autore di moltissimi libri tradotti in tutto il mondo (quasi venti), due volte sposato e due volte separato, un solo figlio maschio di nome Mark, morto all’età di 85 dopo un tentativo di suicidio con pastiglie di antidepressivi, il 10 aprile del 2007 a New York a causa di un non precisato incidente domestico, sia: sarcasmo. Sarcasmo e non comico – e Vonnegut è anche scrittore comico. Sarcasmo e non umorismo – e i suoi libri sono carichi di umorismo. Tutto questo perché, come dice l’etimo, “sarcasmo” è “lacerare le carni”. I dizionari dicono che il sarcasmo è una ironia amara e pungente prodotta da una forma di animosità verso qualcuno. Nella nostra tradizione illustre, il sarcasmo si manifesta ogni volta che qualcuno “con finto riso, e simulate parole mostra di contentarsi di quello, che gli porge sdegno e rabbia grande”. Vonnegut era così. Basta aprire il libro postumo di racconti, tradotto da Feltrinelli, Ricordando l’apocalisse (tr. di Vincenzo Mantovani, pp. 183, 16 EUR) per trovare l’ultimo discorso pubblico tenuto dallo scrittore nella sua città natale 17 giorni prima di lasciarci per sempre. Un perfetto ragionamento alla Vonnegut, in cui anche il respiro tra le parole trasuda sarcasmo.
[Marco Belpoliti – Alias 27 settembre 2008]

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