fate prendere ALIAS al cervello

03Ago09

Il settimanale Alias, allegato all’uscita del sabato de Il Manifesto, resta per me un appuntamento imperdibile da anni. Prima di Alias la stessa testata aveva altre iniziative mensili e settimanali tra le quali mi piace ricordare quella titolata SUQ, l’esperimento più simile all’Alias dei nostri giorni. Un quotidiano che si definisce comunista, che non riceve finanziamenti pubblici, che si è organizzato in forma di cooperativa, che sfugge alle logiche della stampa corporativa, riesce con questo gioiellino settimanale a mostrare angoli della nostra cultura, italiana ed internazionale, di altissimo valore morale, letterario, musicale, artistico in generale. E lo fa continuamente in molti modi diversi, dalle monografie cinematografiche volte a snocciolare un immaginario magari ormai poco praticato, alle intere bibliografie capaci di riempire preziosi vuoti nelle nostre librerie o ricerche. Le recensioni sono sempre molto curate. Le firme si susseguono numerose e riescono nel tempo a restituirci un’immagine di un’Italia editoriale connessa e attenta a ciò che più di tutto la cultura è chiamata a fare: sedimentare esperienze di valore nelle migliori forme possibili.
L’ultimo numero di Alias (1 agosto 2009) si sofferma su consigli di lettura (ma anche di interessanti mostre da “leggere”) compilando il più classico dei clichè: cosa mi porto da leggere in vacanza. La sfida culturale è altissima. Per verificarla basta dare uno sguardo all’elenco dei titoli proposti:

– Jean Fallot, un autore da scoprire attraverso un percorso selezionato dei suoi diari e di un’opera che racchiude tutto il suo pensiero “Il pensiero dell’antico Egitto” (Bollati Boringhieri).

– Nicolò Carmineo, “Nei mari dei pirati” (Longanesi), un libro inchiesta che ci illumina su aspetti di questa silenziosa e costante guerra che avviene al largo delle coste, molto diversa dalla romantica pirateria romanzesca cui tutti siamo abituati.

– Ma Jian, “Pechino è in coma” (Feltrinelli), un romanzo scaturito da una coraggiosa penna capace di denunciare gli orrori della storia comunista e della successiva mercificazione forzata.

– Mo Yan, “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao” (Einaudi), cinquant’anni di storia cinese vista sia attraverso le esperienze di un ricco possidente ucciso dai rivoluzionari e rincarnatosi sei volte, sia attraverso i casi dei familiari e degli abitanti del villaggio.

– Nicolai Lilin, “Educazione siberiana” (Einaudi), un romanzo antropologico e autobiografico tutto teso a divulgare i saggi insegnamenti del popolo Urka basati su una visione della vita autonoma e anarchica rispetto a qualunque sistema di potere.

– William Gaddis, “JR” (Alet), a trentacinque anni dalla pubblicazione negli USA arriva in Italia l’opera che mancava per completare il quadro della letteratura postmoderna americana. Un romanzo difficile che trova qualche facilitazione nel sito web dell’autore.

– D. H. Lawrence, “Classici Americani” (Adelphi), viene riproposto un testo del 1923 in cui l’autore scatta un’istantanea di tutto ciò che in America fosse degno dell’appellativo Letteratura. Una trattazione sopraffina che ebbe la sua influenza in tutti i circuiti letterari internazionali.

– Edmund White, “Caos” (Playground), ennesimo atto di fiducia della casa editrice romana nei confronti di un autore gay, la cui narrativa va ben oltre questa semplice etichetta. Si tratta di una raccolta di scritti, cui Caos dà il titolo al volume ed è il racconto della vita di una marchetta di fine Ottocento a New York. (Luca Scarlini)

– Jean-Luc Nancy, “Sull’amore” (Bollati Boringhieri), breve conferenza che tratta un tema profondo e delicato come il sentimento amoroso. Il filosofo si interroga sulle modalità di vivere l’amore in un mondo in cui il desiderio sembra mutarsi in obbligo igienico e risorsa commerciale.

– Diane Middlebrook, “Suo marito” (Mondadori), biografia matrimoniale di due poeti d’eccezione come Sylvia Plath e Ted Hughes. L’autrice arriva a mettere un punto su una storia già raccontata altre volte, mostrando un marito adultero, un marito colpevole e infine il marito di lei Sylvia.

– E. E. Cummings, “Poesie d’amore” (Le Lettere), cinquanta poesie in cui è riconoscibile lo stile cummingsiano, la sintassi stralunata, la punteggiatura espressiva, la poesia tipografica. Per quel che riguarda i temi Cummings tratta i più antichi del mondo: caducità, carpe diem, l’amore a cospetto della morte.

– Robert Pinsky, “Un’America” (Le Lettere), un poema narrativo di oltre mille versi, scritti dall’autore di un’ottima traduzione dell’Inferno di Dante in inglese.

– Alan Bennet, “L’imbarazzo della scelta” (Adelphi), esrcizio di critica d’arte, aneddotica, umoristica e popolare. Un autodidatta non autorizzato che dispensa interpretazioni spesso paradossali, ma sempre coinvolgenti.

– Roal Dahl, “Tutti i racconti” (Longanesi), una nutrita serie di racconti orchestrati con ritmo impeccabile da una mente stregonesca che si muove con agio nella zona di intersezione tra umano, meccanico e animalesco.

– P. G. Wodehouse, “La mossa del Vescovo” (Guanda), leggerezza, buonumore, ilarità raffinata e cristallina, senza macchia e senza tempo; un’intramontabile raccolta di racconti.

– Miklòs Rdnòti, “Mi capirebbero le scimmie” (Donzelli), ricostruzione di una biografia poetica scansionando la breve e tragica vita del maggiore poeta antifascista ungherese.

– Danilo Kos, “Homo poeticus” (Adelphi), raccolta di saggi e interviste memorabili dalla quale viene fuori l’immagine di uno strenuo combattente che ha preparato per i posteri un territorio aspro, inospitale. Sfidare tutto e chiunque: se stessi, i critici, i lettori, la letteratura, i maestri. (Enzo di Mauro)

– François Feito, “Ricordi” (Sellerio), ebreo, ungherese, visse quasi cent’anni tra gli epicentri del Novecento: la breve adesione al comunismo, l’esilio a Parigi nel ’38, le simpatie per De Gaulle e Aron. Storico “di archivio”, la sua etica fu sempre quella di testimoniare il male. (Massimo Raffaeli)

– Albert Cossery, “La violenza e il riso” (Barbès Editore), dalla seconda patria Parigi, dove visse sempre in una stanza d’albergo, si limitò a narrare la desistenza contro il potere dei fannulloni del Cairo natale. (Stefano Gallerani)

– Boni de Castellane, “L’arte di essere povero“, manuale su come gestire la rovina con stile, frutto della cultura dandistica della belle époque: lo scrisse un personaggio squisito immortalato da Proust, su cui ragionare a partire da Baudelaire.

– a cura di Angela Maria Andrisano e Paolo Fabbri, “La favola di Orfeo” (UnifePress), raccolta di lavori eterogenei sul mito di Orfeo, distribuiti nelle tre sezioni Letteratura, Immagine e Performance. (Roberto M. Danese)

– Marc Fumaroli, “Chateaubriand. Poesia e Terrore” (Adelphi), un libro reazionario e contro-rivoluzionario, pesante un chilo, che imita i piaceri di una volta con una prosa da Académie française.

– Racine, “Teatro” (Mondadori – Meridiani), nuova traduzione integrale dell’opera del drammaturgo francese. (Raffaele Manica)

– a cura di Andrea Alessandri, “Filottete” (Marsilio), la collana “variazioni sul mito” ideata e diretta da Maria Grazia Ciani si riconferma con questa uscita tra le più vitali e rilevanti del panorama italiano, in materia di classici antichi e moderne riscritture.

– [mostra] Parigi, al D’Orsay, “Une semaine de bontè” di Max Ernst – “Ecco che cos’è il delitto: un poco di materia disorganizzata, qualche cambiamento nelle combinazioni, molecole rotte e nuovamente sommerse nel crogiolo della natura, che le restituirà alla terra in pochi giorni, sotto altra forma” (Juliette, Sade)

– [mostra] Londra, alla Royal Academy la prima monografica di John William Waterhouse – “Waterhouse ha dipinto forse le più belle immagini che siano mai state fatte in Inghilterra, ma te ne vai senza aver visto niente di più di quanto vedevi in precedenza: la risposta è nell’immaginario” (Ezra Pound)

– [mostra] Milano, a Palazzo Reale, “Monet. Il tempo delle Ninfee“, venti grandi tele provenienti dal Museo Marmottan. “Monet non è che un occhio, ma che occhio!” (Cézanne)

Alias resta un settimanale unico, al quale confermo tutta la mia ammirazione per il lavoro svolto finora e incoraggiamento per quello che verrà in futuro.

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2 Responses to “fate prendere ALIAS al cervello”

  1. PETER GREEN & FRIENDS
    VENERDI’ 25 GIUGNO 2010
    PIAZZA PIO X
    CASIER – ( TV )
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    COSTO DEL BIGLIETTO € 20.00
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    CONTATTI SONORI
    mezzoforte@virgilio.it
    alessioav@aliceposta.it
    http://www.mezzoforte-music.com

    grazie per vostra disponibilita’

    alessio aviazzi


  1. 1 Marc Fumaroli : Biografia, notizie, gossip, gallerie fotografiche, video

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