“per scuotere la gente non bastano i discorsi ci vogliono le bombe”

24Ago09

I fatti accaduti l’altra notte all’uscita dal Gay Village di Roma sono noti a tutti. La stampa ne ha abbondantemente parlato. Pochissimi tra i fatti riportati possono suscitare dubbi di correttezza. A parte il movente che ha scatenato la violenza del cerebroleso A.S. di 40 anni. Non si sa bene chi e non si sa bene come ha fatto a venir fuori la giustificazione della presenza di un quattordicenne, che la stampa ha prontamente commentato come presenza fuori luogo data la tarda ora. Io credo che sia alquanto azzardato dare voce a un assassino fuggiasco, riportando le motivazioni del suo gesto disgustoso quanto animalesco. Cercare di inquadrare il suo gesto in una logica che prevede la difesa di un candido quattordicenne esposto a scene raccapriccianti come quella di un bacio tra maschi, è da considerare un’azione discriminatoria. Non c’è giustificazione alcuna al gesto del misero assassino, ricco di precedenti penali. Anzi, credo  proprio che se i fatti violenti da lui scatenati non fossero accaduti, la normalità della scena era la seguente: galeotto privo di scrupoli, rapinatore e spacciatore si intrattiene nello stesso spazio in cui si aggira un quattordicenne. Voleva vendergli della droga? A me sembra il minimo. E poi, tanta voglia di tutela nei confronti di questo quattordicenne da dove scaturiva? da un improvviso senso di paternità? dal voler proteggere un suo cliente? dal cercare di segnare un territorio in cui poi si è liberi di agire come si vuole? Questo è quello che sarebbe accaduto se la lama non fosse stata spinta a fondo. Una zona conquistata da un malvivente. Magari il gesto non sarebbe nemmeno stato denunciato, e lo spacciatore avrebbe potuto continuare ad agire indisturbato. Invece no, la bottiglia si è fracassata su una testa e una lama è stata conficcata in un addome. Si chiama violenza assassina. Un ottimo esempio da offrire alla vista di un quattordicenne, i cui genitori rispondono comunque di tutto ciò che riguarda il suo essere incapace di intendere e volere. Vedo già i milioni di persone che covano un fastidio, se non una vera e propria omofobia, nei confronti delle persone omosessuali, cercare una giustificazione e una compartecipazione al dramma vissuto dall’assassino a piede libero. Vedo già le discussioni nei bar o sulle onde di alcune radio libere tentare la carta dell’assoluzione, ben supportati dalla presenza del giovane quattordicenne. Vedo l’assenza di una controparte in tali discussioni. Vedo la denuncia generica da parte delle istituzioni di ogni tipo. E magari immagino anche una possibile condanna come se tutto questo fosse un caso isolato e frutto di una mente bacata che in quel momento (non si sa come) era in libertà. Con le leggi che ci ritroviamo oggi in Italia sarà comunque una pena lieve. Nessuna aggravante che tenga conto della discriminazione per orientamento sessuale. Questo tipo di considerazione della dignità della persona il nostro codice non lo prevede. Abbiamo addirittura dovuto assistere allo sclero di Alemanno contro la procedura che ha permesso di lasciare un pericoloso criminale a piede libero. Ma, comunque, anche se di un sindaco, si tratta di uno sclero isolato. Si provi ad immaginare quanti arresti sono stati effettuati dopo un’accusa di stupro per evitare che lo stupratore venisse linciato dalla folla. In questo caso, non solo non si è rischiato un linciaggio, ma nessuno ha mosso un dito durante e dopo gli accadimenti. E non c’è stata alcuna convalida di fermo dopo che l’assassino è stato rintracciato. Uso volutamente la parola “assassino” dal momento che dopo aver conficcato la lama, A. S. di 40 anni è fuggito, omettendo eventuale soccorso e non conoscendo alcun esito preciso del suo affondo: questo si chiama uccidere. Se qualche credente dell’ultim’ora preferisce pensare alla vittima come miracolato, faccia pure, vorrà dire che i santi in paradiso non si scandalizzano di fronte a un bacio tra maschi. Tutto questo continua a passare come un fattaccio di cronaca, con tanto di cronisti corsi in ospedale a strappare dichiarazioni alle vittime e ai genitori delle vittime. Nel frattempo un assassino gode di un privilegio legale inaudito. Non si è mosso alcuno sdegno da quelle poltrone che godono di immunità totale, ovvero dalle più alte cariche dello stato. Secondo loro questo è un episodio di nessun valore, da abbandonare alla confusione mediatica in modo tale da sostenere l’ondata xenofoba che fa tanto comodo alla strategia della paura e del viagra dei festini in villa. Stiamo vivendo una profonda crisi di civiltà. Ormai se ne iniziano a rendere conto più cittadini di quanto si possa immaginare. E l’impotenza che ne deriva è dovuta al fatto che ci vorrà troppo tempo e troppo sforzo per aggiustare il tiro di una tendenza simile. Il prezzo da pagare per tutta questa pochezza civile, per tutto questo disimpegno, per tutto questo orrido modo di costruire lo “stare insieme” è diventato davvero troppo alto. La vittima scampata alla morte ha detto “vado via dall’Italia”. Credo sia un segnale d’allarme per la nostra civiltà. Non era così solito ascoltare reazioni del genere dopo una coltellata. Così come non era possibile ascoltare in radio commenti e reazioni di questo tipo. Tra l’altro da una radio che sostiene la stessa ideologia del nostro attuale ministro dell’interno, colui che dovrebbe garantire la pace sociale e la tolleranza tra i cittadini. Probabilmente siamo in attesa che accada qualcosa di grave, di molto grave. “Per scuotere la gente non bastano i discorsi ci vogliono le bombe” recitava così Bennato in una canzonetta scritta quando i boati non erano le urla contro le persone omosessuali.

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8 Responses to ““per scuotere la gente non bastano i discorsi ci vogliono le bombe””

  1. 1 beppe ramina

    e bravo Bruno!

  2. 3 Bea

    bravissimo Bruno

  3. 4 vera slobosky

    Sono d’accordissimo con te.
    E sono anche addolorata che quello “sclero” sia rimasto, nel complesso, ancora isolato.

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