mozione bidibibodibibu

21Ott09

La più grande associazione gay italiana, Arcigay, si sta preparando per affrontare il congresso, programmato per il prossimo febbraio a Perugia. Come tutti i congressi che ricordo, anche questo sarà caratterizzato da scontri, fazioni, numeri, deleghe, opportunismi, e chi più ne ha più ne metta. Si tratta di un congresso politico, e come tutti i congressi di questo tipo necessitano di mozioni, firme, appoggi, aree, interessi. Fino ad arrivare alla conclusione di facciata che meglio soddisfa la convivenza tra lupi, capre e cavoli. Tali conclusioni sono incarnate solitamente da una giustapposizione di personalismi, incarichi e progetti. Si eleggerà un presidente, una segreteria e un consiglio. E tutti ricorderanno quegli indimenticabili giorni umbri come un nuovo inizio. Il vecchio presidente verrà annoverato nella schiera dei presidenti onorari. E la nuova rappresentanza si sentirà libera di governare interpretando al meglio il proprio ruolo in un panorama politico desolante.

D’altronde il variegato mondo lgbt italiano attraversa un momento di estrema confusione: un anno intero (governo Prodi) trascorso tra Unioni Civili, Dico, Pacs, Cus, etc; l’arrivo di Miss Cinema al Ministero delle Pari Opportunità; un’intera estate di aggressioni omofobe violente e una bocciatura con insulti e teste di struzzo ben ficcate sotto la sabbia al momento del voto per una legge che finalmente avrebbe potuto riconoscere il reato di omofobia. L’associazionismo gay, come tutta la società civile, è effettivamente disorientato. Sembra che ad ogni aggressione, ad ogni petardo, ad ogni incendio, in ciascuno di noi si annidi sempre più un senso di abbandono, impotenza, solitudine. Paura. E’ come se un pò alla volta stesse scomparendo quell’abitudine a gridare forte e chiaro il proprio orgoglio, lasciando il passo ad assembramenti spontanei, silenziosi, poco organizzati, che accentuano indignazione e vittimismo e mettono sempre più da parte un orgoglioso protagonismo. Parlo di un protagonismo individuale, anche di quello semplicemente fatto di un’asta e di una bandiera, di un cartello costruito con le amiche all’interno del circolo cittadino. Ma parlo anche di un protagonismo associativo che rivendichi la sua dignità e il suo peso in questo contesto storico. Sull’onda di un’emergenza drammatica, che trova ampio spazio sui palinsesti mediatici di regime, facciamo audience senza essere in grado di ribadire quello che più di tutto ci interessa: l’inalienabile diritto all’uguaglianza. E aggiungo: senza perdere di vista la nostra specificità.
Siamo tutti e tutte disposti a riconoscerci in pochi e semplici concetti. Cercherò qui di elencarli in ordine di importanza.
Le relazioni tra persone dello stesso sesso devono essere depenalizzate, e in particolar modo bisogna lottare affinché non esista più su questo pianeta la pena di morte e la tortura per le persone lgbt. Ci sono ancora 80 paesi che incarcerano, torturano e uccidono persone con l’accusa di omosessualità. La nostra battaglia è prima di tutto mondiale. Bisogna far in modo che in tutti i paesi del mondo possano nascere associazioni di persone lgbt che lottano per il riconoscimento dei propri diritti, e far si che queste organizzazioni diventino interlocutori privilegiati nella formulazione di nuove leggi e politiche. Bisogna mettere fuorilegge ogni forma di discriminazione e molestia basate su orientamento sessuale o identità di genere, soprattutto per quel che riguarda il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la pubblicità e ogni fornitura di beni e servizi ai cittadini. Bisogna che non ci sia nessuna differenza nello stabilire l’età del consenso tra omosessuali ed eterosessuali. E riconoscere i diritti per i partner dello stesso sesso attraverso il matrimonio o le unioni civili. L’insegnamento dell’educazione civica e sessuale nelle scuole deve includere le specificità omosessuali, questo aiuterebbe a combattere l’omofobia e a comprendere e ad accettare le persone lgbt. Chi si macchia di crimini basati sull’odio omofobico deve essere punito. E gli interi apparati delle leggi degli Stati andrebbero rivisti per rendere tutto sessualmente neutrale: non devono esistere differenze tra eterosessualità, omosessualità, bisessualità e transessualità, tutte le persone devono avere le stesse responsabilità davanti alla legge. Alle coppie dello stesso sesso deve essere consentito di accedere a trattamenti di fertilità e all’adozione di bambini. Infine, le campagne di prevenzione e di educazione sull’hiv devono includere specifiche indicazioni per le persone lgbt, così come nessuna discriminazione dev’essere fatta per l’accesso alle cure e ai servizi di sostegno. Inutile dire che i preservativi devono essere gratuiti o a basso costo per chiunque.
Questo è un elenco base, forse un pò generico e privo di esempi, ma sicuramente efficace per la definizione delle politiche di un’associazione gay. Ripartendo da queste basi, ribadendole fino alla nausea, e facendo in modo che siano onnipresenti nei nostri discorsi, nelle nostre azioni e nei nostri intenti, si recupererebbe un livello di militanza che ormai si sta perdendo tra i cavilli di leggi che non ci vogliono concedere: prima dei cavilli c’è la volontà politica, e se non riusciamo a suscitare questa nella nostra classe dirigente, non ce ne faremo nulla comunque di una legge storpia e strappata coi denti sul filo di un voto. Questa volontà politica la si risveglia dimostrando di essere protagonisti di una grande lotta di civiltà. Questo richiede serietà e preparazione. Non c’è bisogno solo di strategia e stratagemmi per garantirsi una presenza, magari anche solo per pochi istanti di tv. C’è bisogno di risposte precise, lucide, magari anche corali, che dimostrino unità di intenti e lungimiranza. La più grande associazione gay italiana, secondo me, è chiamata a dar voce a questa dimensione dell’attivismo. Sul valzer delle poltrone non ho molto da dire, credo però che la presidenza onoraria sia meglio darla ogni volta a una personalità diversa: per esempio stavolta la darei a Fini (o alla Binetti). Un pò come il Nobel: l’effetto mediatico sarebbe esplosivo.

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One Response to “mozione bidibibodibibu”

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