DO UT DES

18Nov09

Ricordo qualche tempo fa un anatema scagliato contro il relativismo. Questa condanna arrivava ovviamente da un balcone dotato di un solido parapetto di incrollabili valori e di ineccepibili condotte. Negare o mettere in discussione delle verità assolute infuoca gli animi di quelle gerarchie preposte a conservare una fede, che io preferisco chiamare potere. Questi signori sanno bene che la cultura, intesa come scienza e conoscenza del mondo e dell’uomo, ha bisogno del dubbio per poter essere coltivata. Non solo, ma necessita anche della verifica empirica, ovvero dell’osservazione e della sperimentazione pratica. Diversamente la cultura esisterebbe si, ma probabilmente si chiamerebbe in un altro modo, per esempio dogma, oppure fede religiosa. E io preferisco aggiungere “un pò noiosa”, che dite?

Ve lo immaginate il percorso dell’uomo nella storia fino ad oggi caratterizzato da un’attitudine statica e poco feconda come quella di dire sempre “si, è vero, vivaddio!”? Sicuramente ci sarebbero state meno morti violente, e il Sole avrebbe continuato a girarci attorno indisturbato. Ma così non è stato. Il dubbio, la curiosità, il confronto, la verifica, la confutazione, la scoperta, l’invenzione e una buona dose di delirio, non necessariamente religioso, ci hanno portato al punto in cui siamo. In molti direbbero: bello schifo!

Credo non sia necessario pensarla come Epicuro per apprezzare i piaceri del caos. Quel caos che ci insegna come siano possibili infiniti disegni unendo infiniti punti. Quel caos che ci permette di incuriosirci al prossimo “scontro” di atomi. Quel caos che rimetterà in discussione una verità che fino a poco tempo fa ci era sembrata così solida, ma che ora è più ragionevole sostituirla con un’altra. In questo caos hanno piena cittadinanza anche le fedi religiose. L’unica differenza macroscopica che noto tra loro e le altre intuizioni o visioni del mondo è che alcune di esse si arroccano su posizioni spesso palesemente assurde, e da queste iniziano a pontificare contro tutto ciò che è “altro” o “diverso” da sé. Com’è possibile considerarsi tutti insieme pacificamente cittadini, scienziati, abitanti, osservatori o estasiati di questo caos se in mezzo continuano a serpeggiare abominevoli individui assetati di potere, e con la verità in tasca, che per imporsi sugli altri usano come unico strumento l’intolleranza? Più fedi, più filosofie, più critiche, più idee non possono che far bene al progressivo crescere dell’uomo. E questa molteplicità è garantita solo da un sano relativismo, che non annienta nessuno sul suo cammino in nome della superiorità della sua dottrina o della sua croce.

Eppure, in tempi recenti, da quel balcone se ne sentono di cotte e di crude. Tra queste, un improvviso ritorno ad una “legge morale naturale”. In pratica, se il relativismo di cui sopra ha come suo cavallo di battaglia la supremazia della cultura, quale miglior antidoto a tale sacrilega ed eretica visione se non quello di sostituire alla cultura la natura? E di fronte a questa profonda intuizione io spicco il volo. Mi innalzo fino al punto da cui poter ammirare l’intero italico stivale. E da lassù, con tutta la naturalezza necessaria, mi metterò a far di conto e verificare dov’è finito l’8 per mille e perché. Ma infondo, è tutto relativo…

 

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One Response to “DO UT DES”

  1. 1 agnese

    I Mille Piani del mio maitre à penser!


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