LA NUOVA ERA DELLA CULTURA PARTECIPATIVA (1)

27Nov09

Qualcosa sta cambiando nelle amministrazioni pubbliche. Uno spettro si aggira per le stanze dei bottoni dei nostri governi locali. Questo spettro si chiama social network. Le piattaforme che da qualche tempo hanno strutturato in modo omogeneo la vita digitale, interattiva e dialogica, di milioni di persone connesse in rete quotidianamente. E in un processo di rinnovamento della comunicazione le amministrazioni pubbliche non possono ignorare questi nuovi strumenti.

Ma prima di arrivare ad avventure così moderne, vorrei provare a dare uno sguardo a ciò che davvero sta cambiando nelle istituzioni locali.

Già da alcuni anni, se non addirittura decenni, le amministrazioni pubbliche stanno cercando di recuperare terreno proprio in seno alle comunità che rappresentano. La crisi della politica, dello Stato Nazione e del welfare state non sono solo luoghi comuni, essi sintetizzano al meglio lo stato delle cose quando pensiamo alla gestione dei beni comuni e soprattutto alla relazione tra cittadini e istituzioni.

Ma in tutti questi anni l’attenzione è stata rivolta a un miglioramento delle tecniche di informazione, in pratica “come rendere più capillare l’accesso alle informazioni prodotte da questo o da quell’altro ente”. Il fulcro dell’azione resta quello di calare le cose dall’alto. Solo che nel frattempo i mutamenti sociali sono stati più veloci di quelli istituzionali. E il quadro d’insieme in cui si tenta di migliorare le cose non è più lo stesso.

Prima ho accennato alla crisi della politica, ma teniamo conto che essa può essere declinata in più modi, per esempio ammettendo un senso di sfiducia generalizzato nelle istituzioni, ma anche riconoscendo un ruolo importante al crollo delle ideologie. Nonostante la situazione poco incoraggiante, tra i cittadini hanno iniziato a diffondersi sempre più nuove culture partecipative e nuove spinte volontaristiche. Laddove il welfare state ha vissuto tragici smantellamenti, i cittadini hanno trovato nuove forme di assistenza, partecipazione e condivisione. In questo la cittadinanza è stata più celere delle amministrazioni pubbliche. Recuperare terreno a questo punto diventerebbe arduo senza l’ausilio di riforme e nuove impostazioni metodologiche. L’era in cui l’opinione pubblica si formava e veniva plasmata nei salotti borghesi pare sia tramontata per sempre. Se oggi si è in presenza di questioni di interesse generale vuol dire che esse possono facilmente essere trattate in infiniti luoghi, soggetti e modalità.

La vera grande trasformazione delle amministrazioni pubbliche è avvenuta con l’introduzione del principio di sussidiarietà (prima con la legge 59/97 e poi con la riforma del Titolo V della Costituzione, legge costituzionale 3/2001). Secondo questo principio sono stati ridefiniti alcuni poteri tra le istituzioni (sussidiarietà istituzionale o verticale) e i cittadini singoli o associati sono stati assunti a svolgere funzioni di interesse pubblico (sussidiarietà sociale o orizzontale). In pratica questo principio introduce un senso di parità e di cooperazione tra le amministrazioni pubbliche e i cittadini. Gestire questo inedito rapporto non è cosa semplice, specie quando gli strumenti per facilitare questo dialogo sono così recenti e in continua evoluzione. Quello che deve affermarsi ora è un nuovo concetto di cittadinanza, che vede il cittadino come partner delle istituzioni nell’attivarsi per l’interesse comune.

Se da una parte è vero che le istituzioni hanno scelto questa strada per contrastare il calo di interesse per la cosa pubblica da parte della cittadinanza, dall’altra tocca sottolineare che già da tempo i cittadini hanno iniziato a utilizzare la rete creando numerosi movimenti e mobilitazioni collettive, e l’amministrazione ha ben capito che forse è il caso di supplire a questo deficit comunicativo.

Quella che si sta diffondendo con le nuove tecnologie può essere definita “la nuova era della cultura partecipativa”. Se ad oggi tutto questo viene percepito come l’embrione di una più ampia rivoluzione, possiamo essere certi del fatto che da qui nasceranno la nuova concezione del “noi”, il futuro senso di appartenenza e un’inedita dimensione comunitaria.

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