MY DESKTOP (6)

10Lug10
Nel 2008 Paolo Conte ha pubblicato un album dal titolo “Psiche”. Sto accompagnando con queste musiche la periodica sistemazione della scrivania. Era da tanto che non lo facevo. Strati e residui di vita vissuta. Tracce di ogni tipo. Costante indecisione: tenere o buttare. Se si tiene, dove si mette. Il mio archivio fisico inizia ad essere troppo pieno per essere consultato agilmente. La mia brama catalogatrice sta per sperimentare un limite. Ho iniziato a portare al Cassero mucchietti di riviste: annate de L’Uomo Vogue, di Flash Art, di svariate testate musicali. Pochi sguardi interessati. Forse era meglio una spedizione in cantina. O in soffitta, dove ho stivato quattro scatoloni di libri di Paolo quando ha deciso di lasciare l’Italia per la Tunisia.
Nel frattempo Paolo Conte ha cantato l’ultimo brano, “Berlino”. Mentre spolvero alcune riviste, concentrandomi sulla ricerca di alcuni versi che avevo letto qualche mese fa, metto su un CD acquistato al Sonar: Caribou “Swim”. Il live l’ho perso perché l’area in cui si svolgeva era stracolma di gente. Sono a malapena riuscito a prendere una birretta e rimanere a margine per ascoltare il brano di chiusura. Bisogna ammettere che Barcellona, il sole e la particolare atmosfera di quel festival rendevano tutto più magico di questo semplice supporto inserito nel mio Mac.
Ecco i versi:
“Schèi ne la man, chissà,
se devo conservarli;
ma quel che xé de l’anema
se perde, se no se dà.”
(Giacomo Noventa)
Una breve intervista sul sito della Rai, nella sezione dedicata ai libri, sintetizza splendidamente chi era costui. Del suo scrivere in dialetto veneto dice: “parché scrivo in dialeto …? / Dante, Petrarca e quel dai Diese Giorni / Gà pur scrito in toscan. // Seguo l’esempio”.
Da sette anni convivo col mio compagno veneto: so benissimo che rapporto viscerale ha quella gente con il dialetto, e lo apprezzo. Inizio anche a capirlo.
Parlavo di Sonar prima, e sulla scrivania galleggiano a diversi livelli di stratificazione flyer, programmi, riviste, depliant, inviti, gadget, ricevute, libretti. L’entusiasmo con cui li si porta a casa è ben diverso da quello con cui li si riguarda a distanza di un mesetto. Bene, ho fatto un po’ di pulizia. Ho conservato feticci. Devo ammettere che Barcellona è la città spagnola col maggior numero di stimoli editoriali. Ogni volta che ci vado rimango sbalordito dalla cura che riservano a operazioni editoriali anche effimere o di scarso valore. Sono dei maniaci della cura tipografica. Ma anche liberi creatori che danno spazio a tutte le visioni provenienti da qualsiasi laboratorio degno di nota. Ho acquistato solo due riviste. La prima l’ho proprio cercata con cura: Apartamento. Una rivista in formato libro che contiene percorsi visivi, molto suggestivi, all’interno di abitazioni al limite della normalità. Una finestra così sugli interni privati non la vedevo dai tempi di Nest.
L’altra invece si chiama Rojo. E ogni anno ne compro una copia. Qui siamo nell’ambito dell’illustrazione pura. Nessun testo. Nemmeno la presentazione degli artisti in rassegna. Impaginazione a filo di pagina. Qualche link alla fine. Uno sguardo veloce sulle nuove tendenze della grafica. Come non prestargli attenzione?! Peccato per il costo.
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One Response to “MY DESKTOP (6)”

  1. 1 Abel Dario

    Come mi sembra conosciuta questa scena, soprattutto dopo diversi traslochi addosso………
    Ormai le cantine di tanti amici sono piene dei miei libri.

    Ciao Bruno, ti chiederai chi è questo che scrive. Piacere, sono Abel, ho conosciuto la tua mamma in aeroporto a Roma, e abbiamo condiviso una lunga attesa di più di 8 ore di ritardo del aereo.
    Io tornavo in Argentina, Lei in Cile.
    Ci siamo divisi a Buenos Aires, Lei presse l’aereo per Santiago del Cile ed Io per Mendoza. Sono passati due anni ormai.
    Cosi che ho saputo chi eri tu e il lavoro che facevi dentro al Cassero.
    Ti scrivo perché tra poco torno in Italia e alla mia cara Bologna, la mia città per scelta.
    Ho vissuto diversi anni lì e mi contatto con te perche vorrei collaborare attivamente nelle attività del Cassero.
    Ti ringrazio e aspetto di conoscerti al mio rientro in Italia.
    A presto.
    Abel


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