Scrivania. Una radiografia.

22Set10

Tiro fuori dalla tasca di un jeans un flyer tutto spiegazzato e sudato, prima di deporre il capo in lavatrice. Il flyer del primo di dieci appuntamenti celebrativi di “Playhouse“. Una hot night bolognese che ha visto la partecipazione di numerosissimi artisti internazionali. 01-10-10. Una data binaria. L’ospite che apre questa serie di eventi è Josh Wink: ottima scelta. Bè, ho preso appunti, ci andrò. Tra l’altro la successiva si terrà al Cassero.

Dalle tasche ho tirato fuori anche un programma/mappa della festa dell’Unità di Bologna. Puzza di fritto. Meglio cestinare.

Tra gli acqusti fatti a Parco Nord quest’anno c’è pure questo “Prehistoric” di Marc Bolan. Una collezione di rarità registrate tra il 1966 e il 1967. E adesso me lo ascolto. Volume basso, sono le 4 del mattino.

Ah dimenticavo, il jeans era sulla scrivania. Ebbene si, la sto di nuovo mettendo in ordine. Stavolta cercherò di concentrarmi sulle piccole cose, per dare un senso maggiore di realtà del caos in cui opero quotidianamente.

Piccole buste, per piccoli acquisti: Feltrinelli, Ricordi, MelbookStore, Coin. Preludio di novità librarie, musicali e cinematografiche. Cestino anche queste piccole shopping bag.

Tra la letteratura grigia da club c’è anche un programma del Link: Rolando, Pasta Boys, Craig Richards, Paul Kalkbrenner, etc. Mi affiderò ai richiami futuri.

L’avviso aperto del ritiro del congedo di mio fratello, appena trasferitosi in Cile. Questa mi sa un po’ di ciliegina sulla torta. Una torta durata moltissimi anni e moltissime sofferenze.

Essendo iscritto all’ANPI, ricevo la rivista mensile direttamente a casa. Si chiama “Resistenza“.

Aggiungo alla collezione di ricevute del taxi una dozzina di tratte da/per svariate destinazioni.

Un biglietto incollato alla porta, scritto a mano dalla signora del piano di sotto, mi avvisa che la struttura portante del bagno è fatiscente. Verrà sostituita prima o poi e ci avviserà. Ma nel frattempo ci prega di andare in bagno uno alla volta (come se ci entrasse più di una persona anche volendo), di non saltare e di non introdurre pesi. Il proprietario dell’appartamento sarà avvisato. Biglietto da conservare: racconta da solo più di molti ricordi.

Accanto una giocata non vincente al Superenalotto. Forbici.

Il numero estivo di Internazionale dedicato ai viaggi. Permette facilmente di spaziare in meandri suggestivi rimanendo comodamente nel nulla della propria stasi cittadina. Il riempimento di un vuoto vacanziero.

Un post-it mi segnala un articolo sul Venerdì di Repubblica in cui si parla della vita mondana berlinese. E si dice anche che nei quartieri più alla moda il mq costa 1600 euro. In pratica con quel che pago d’affitto potrei comprarmi un metro quadrato ogni due mesi.

Raccolgo i libri sparsi, aperti, chiusi, con o senza segni, stratificati sulla scrivania. Sono state le più recenti consultazioni. Non rimetterli a posto vuol dire voler tornare sull’argomento. Li elenco senza commenti.

– Lev Manovich “Software Culture” – Olivares – 2010

– Franco Berardi “La fabbrica dell’infelicità” – Derive Approdi – 2000

– Salvatore Natoli “Stare al mondo” – Feltrinelli – 2008

– Everett C. Hughes “Lo sguardo sociologico” – il Mulino – 2010

– a cura di Bernardo Parrella “Gens Electrica” – Apogeo – 1998

– Claudio Coccoluto e Pierfrancesco Pacoda “Io, Dj” – Einaudi – 2007

Mi piace tenere sulla libreria questi raggruppamenti nati dalle cronologiche consultazioni. Mi aiuta a mantenere l’attenzione su temi e pensieri specifici. A volte dice più una bibliografia di quanto invece riusciamo ad elaborare da essa.

Stessa raccolta di materiale sparso. Stavolta dvd. Tutti ancora immacolati, nuovi, incartati.

Amiche per l’Abruzzo – concerto

– Michael Jackson “This is it

Julie & Julia – film

Wholphin 6 – antologia di materiali audiovisivi

Il lago dei cigni – balletto

Se finora sono rimasti incartati ci sarà un perché.

Ecco cosa rendeva tutto precario nell’impilare la carta e tutto il resto: in basso c’era una ciabatta ikea a 6 prese di corrente. Nuova. Utile.

Un altro post-it mi segnala la recensione dell’ultimo libro di Jonathan Franzen, appena uscito negli USA. E’ la storia di una famiglia infelice. il titolo è “Freedom“. Ho già letto almeno quattro recensioni di questo romanzo. Non ho ancora mai letto nulla di questo autore. Mi chiedo se è il caso di avvicinarmi. Ma la lista dei desiderata continua a crescere. Attenderò che altri segnali ed entusiasmi critici mi convincano a prendere finalmente in mano mr. correzioni. Depongo la recensione insieme alla rivista nell’apposita pila.

In così pochi metri quadri non posso continuare ad accumulare all’infinito. La carta pesa. E nonostante il fascino che emana ogni volta che la si prende in mano, bisogna ammettere che ha una certa complessità intrinseca nell’essere collocata per poi essere opportunamente ritrovata. La svolta digitale tarda a farsi largo tra gli accumuli di casa mia. Eppure siamo nel 2010. E uso la connessione dal 1991. Non son bastati 20 anni a convincermi che la strada è quella.

Breve pausa pubblicitaria.

Un mega quadernone Monochrome mi aiuterà a tenere insieme tutti gli appunti presi in direttivo: non che servano a chissà cosa, ma spesso dimentico i dettagli delle decisioni prese. Un punto di riferimento non guasta. Vediamo quanto dura questo proposito.

Inutile prestare attenzione ai quotidiani. La maggior parte di essi sono del mese di agosto. A meno che non si voglia aprire una sezione dedicata alla fantascienza e all’assurdo, possono tranquillamente finire al macero.

Da qualche tempo una nuova tipologia di fogli svolazza sulla mia scrivania. Sono le prenotazioni e i pagamenti e le prescrizioni del settore sanitario. Ho iniziato, seppur lentamente, a curarmi. Si, a prendermi cura di piccole cose che ho sempre tralasciato. Al momento dermatologia e odontoiatria. Va creata una carpetta: so che dopo i 40 è necessario uno spazio dedicato per recupero immediato di info, dati e scontrini.

Altro genere sparso è quello della rendicontazione. Un magma costituito da ricevute, scontrini, prove d’acquisto, stampate di intere videate per acquisti fatti online, voli, hotel, cene, materiali vari, fatture etc. Tutto da mettere in ordine e consegnare al tesoriere per i rimborsi. Nel mio lavoro ho un budget dedicato alle spese ordinarie. Ma senza rendicontazioni. Addio rimborsi. Ed è successo molte volte. Questo aspetto mi sprona un po’ nella sistemazione periodica della scrivania. Ma sono sicuro di essere venuto a capo di questo capitolo solo quando starò passando la spugnetta sulla superficie.

Sono arrivato alla minuteria. Piccole cose che raccontano momenti di ogni tipo.

Numerosissime free-drink. Di diversi locali. In pratica una lunga serie di cocktail non consumati.

Alcune chiavette usb. Non si possono catalogare, nè buttare, nè archiviare, bisogna prima sbirciare cosa contengono. Ormai la promozione passa anche da lì.

La quantità di riviste è imabarazzante. Non posso spendere parole per ognuna di loro. Mi limito ad impilarle e posarle sul pavimento. Domani durante la colazione deciderò quale merita nuova attenzione e quale no.

Sim card. Ne ho messa fuori uso una. Ne ho comprata una nuova per sostituirla. Ho comprato anche due nuovi telefoni, uno UMTS per avere internet in tasca e un numero privato e uno per rispondere al flusso di squilli che il Cassero mi dirotta continuamente. Incluso nei telefoni altre nuove schede sim. Mai avuto così tanti numeri di telefono. Inutili.

Tabacco sciolto, pacchetti di sigarette, pacchetti di fazzoletti, accendini, calcolatrici, banconote, macchinette fotografiche, penne, cartoline, manuali utente, tessere raccolta punti, pieghevoli menu pizza a domicilio, confezione con tre calzini nuovi, insetticida spry, guida di Parigi con piantina della città, spiccioli, righello, clessidra, campioncino profumo, crema per le mani, cd con materiali didattici del corso di fund raising per la cultura, stuzzicadenti, cataloghi mostre e rassegne varie, curriculum di artisti, diapositive, prove di stampa, agendine, bloc notes, fotocopie testi ed etichette staccate a vestiti nuovi.

Polvere, cenere, briciole, peli, capelli, ciglia, falene morte e macchie.

E l’immancabile tazza di caffè.

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One Response to “Scrivania. Una radiografia.”

  1. bentornato!
    il pezzo mi è piaciuto un sacco, di girato su fb
    ciao!
    f


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