WHAT PEOPLE PLAY

19Ago08

Nel prossimo futuro sarà il giornalista musicale, detentore di un blog, a fare da boa nel mare magnum della musica online. Le grandi etichette non sono più in grado di dettare legge rimanendo comodamente sedute sulle poltrone dei loro mega uffici. La diffusione digitale della musica ha costretto i grandi cacciatori di talenti e i grandi produttori musicali a ricorrere a specialisti della produzione “underground” e del clubbing: i veri luoghi dove la musica viene concepita come flusso sia di produzione che di consumo. Palati fini. Orecchie allenate. Corpi esigenti. Nuovi brand, nuovi target e consolidate tendenze non possono più essere ignorate dal mercato. Così chi è in grado di raccontare qualcosa riguardo questi argomenti si aggiudica la targa di referente settoriale, una sorta di specialista del gusto e della moda. Ovviamente in grado di fare marchette come chiunque altro è nella posizione di incassare denari per prestazioni occasionali storcendo il naso il meno possibile. In questi imprevedibili primi anni del nuovo secolo si percepisce in questo settore una grande sete. Ma al momento nessuna cocacola è in grado di dissetare questa arsura. La scena italiana è caratterizzata da grandi bevitori e da piccole mafiette concentrate nella gestione di contenitori di “lusso” che riempiono all’occorrenza (nei weekend e nelle feste comandate) importando dal technodotto europeo qualsiasi cosa sia in grado di suscitare un minimo di risonanza. Risultato: per tutti gli utenti tasche vuote almeno una volta a settimana, e per i pochi seduti ai vari banchetti delle piccole mafiette un colpetto qua e un colpetto là, et voilà, tutti pronti per un nuovo giro. I dj/producer italiani appena questo fenomeno è diventato dilagante si sono resi conto di non avere più appigli per conservare lo status di semidei che avevano acquisito durante lo scorso decennio. Infondo non producendo quasi nulla e puntando solo alla conservazione del proprio posto nei suddetti banchetti, cosa c’era da aspettarsi?! Che pretese! In ogni caso c’è ancora spazio per le imitazioni, necessarie alla sopravvivenza, in grado di dare una spolveratina ai nomi nostrani, e in alcuni casi c’è sempre la possibilità di puntare al conservatorismo italico incapace di prestare attenzione al nuovo soprattutto in fatto di lifestyle e di tendenze musicali. Ebbene si, abbiamo di nuovo lasciato tutto il campo ai barbari, i quali, stavolta, non arrivano a saccheggiare le nostre opere, ma semplicemente a dissetarci. A dissetare coloro che hanno sviluppato una sete nuova. E lasciatemelo dire, l’unica novità in questo nuovo decennio in corso è la modalità in cui si soddisfano i propri gusti. Non più musica impartita dall’alto da pseudo sciamani con cui non è possibile nemmeno scambiare quattro chiacchiere e condividerne scelte e percorsi, ma musica ovunque che scorre come liquido da rubinetti aperti. Possibilità di interazioni tra fruitori e artisti e tra artisti e artisti moltiplicate all’infinito. Piccoli aggeggi infilati nelle orecchie in grado di supportare selezioni musicali provenienti da ovunque. Selector che con connessioni a internet possono acquistare brani poco prima di suonarli davanti a un dancefloor affollato. Producer in grado di creare e condividere immediatamente il proprio lavoro, renderlo strumento per altri, intrecciando relazioni e nuove possibilità per la propria arte. Etichette che nascono con un unico capitale che si chiama conoscenza. In tutto questo le specifiche nazionali e continentali non dovrebbero avere alcun senso, se non che nel nostro paese la logica della mafietta e del banchetto riesce a paralizzare questa spinta innovativa, questa corsa alla condivisione e all’organizzazione per valore di contenuto, non di contenitore. Oltralpe i governi investono molte risorse per incentivare un buon approccio a queste nuove modalità. Qui in Italia i governi (di destra e di sinistra) si garantiscono un sacchetto di voti stringendo la mano ai soliti quattro porci che monopolizzano il commercio e se ne fregano se tutto ciò resta nell’underground. Infondo se un’intera generazione cresce rubacchiando dalla borsetta di mammà o spacciando nei locali dei papponi di cui sopra, che importa? Si tratta di gioventù bruciata. Andassero a lavorare. Cosa vuol dire musica, cosa vuol dire elettronica, cosa vuol dire stare insieme, cosa vuol dire condividere, cosa vuol dire nuovo linguaggio, cosa vuol dire costruire un futuro, cosa vuol dire sinergia tra le arti, cosa vuol dire aggregazione, cosa vuol dire nuova agorà, cosa vuol dire Europa?

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